Raikkonen si toglie la maschera «La Ferrari, le emozioni, i figli»

by - 9/26/2008 09:30:00 p.m.

DAL NOSTRO INVIATO ABU DHABI - L' oggetto misterioso della Formula 1 compare intorno all' ora di pranzo dietro l' atrio gigantesco della sua suite (l' hotel ha le dimensioni di un medio paese della provincia italiana ed è lussuosissimo, nelle camere c' è persino il menu dei cuscini tra cui scegliere), goduta solo una manciata di ore. È arrivato ad Abu Dhabi all' alba con un volo partito da Ginevra, dove ha incontrato Lewis Hamilton reduce dalla Corte d' appello. L' inglese aveva appena sostenuto che il sorpasso ai suoi danni a Spa era stato regolare. Non che a lui importi molto.

Neanche essere stato definito «senza palle» dallo stesso Lewis lo ha troppo colpito. «
Non ho letto niente. Forse qualcuno usa queste cose per mettere un po' di pressione, ma a me non interessa».
Quanto al verdetto che ha dato torto al suo avversario, dirà: «Non lo commento.

Ma ci sono delle regole sul taglio della chicane». Già, perché l' oggetto misterioso è Kimi Raikkonen e se si scrutasse da vicino la sua faccia comparsa dietro alla porta si troverebbe facilmente il segno del cuscino. Ci ride su.
«Sono uno che dorme un sacco. Quando sono a casa non mi alzo prima di mezzogiorno. La gara di domenica a Singapore è perfetta per me: si corre di sera e al mattino posso dormire!».
Prima certezza: l' oggetto misterioso è un animale notturno. Ma tocca vivere anche il giorno e questo in particolare sarà lungo: un incontro via l' altro organizzato dagli sponsor arabi della Rossa, la compagnia aerea Etihad e la finanziaria Mubadala. Kimi salirà e scenderà dall' elicottero («Due anni fa mi sono lanciato da un elicottero in tandem, è stato divertente. Paura? Ma va!»), stringerà decine di mani, proverà una lezione di volo con il simulatore di un aereo (la settimana scorsa ha testato quello di F1, che non ama; con questo si impegna, ma a un certo punto i grattacieli si avvicinano pericolosamente), visiterà i cantieri dove sorgeranno il nuovo circuito e il parco tematico della Ferrari, e poi risponderà a un' infinità di domande. L' inizio è davanti a 50 bambini della scuola inglese di Abu Dhabi, alcuni arabi, altri occidentali.

Abdul gli chiede per che squadra di calcio tifa («Non ne ho una, preferisco altri sport»), Fahed cosa sarebbe diventato se non avesse fatto il pilota («Non lo so, ho sempre amato le corse»), qualcun altro qual è stata la prima macchina che ha avuto («Quella di mia mamma»), una bambina che differenze ci sono tra Ferrari e McLaren («In Ferrari c' è un' atmosfera più rilassata, c' è più passione. Sono stato bene in passato e sono felice ora»).

Le domande dei bimbi non sono molto diverse da quelle dei giornalisti, le risposte nemmeno. Però Kimi preferisce i primi: «In futuro avrò di certo dei bambini, ma non ora, sono troppo impegnato: è bello farli quando hai tempo per stare con loro». I giorni come questi sono cinque o sei al mese, «mentre a casa passo circa due settimane su quattro». Si prosegue: conferenza stampa e poi le televisioni. Kimi resta in piedi a guardare in camera per una buona ora. Nessuna protesta, nessuna richiesta da star. «Posso avere un bicchiere d' acqua?», è il massimo. Seconda certezza: l' oggetto misterioso, che poi è ancora il campione del mondo in carica, non se la tira.

Non saprebbe neppure come fare. È un tipo educato. Parla poco, certo, ma non per scortesia. Alle tre del pomeriggio, ha risposto sette volte alla domanda su come vede la prossima gara in notturna a Singapore e sei a quante chance gli sono rimaste di vincere il Mondiale. Così: «Correre di notte credo che sarà spettacolare, ma non penso che le differenze saranno tante: l' illuminazione sarà molto buona». E alla seconda: «Bisogna essere realisti, la mia situazione non è facile. Ho detto che non mi sento una seconda guida e lo confermo: proverò a vincere le prossime gare, poi vedremo.

Di certo aiuterò il team a raggiungere i suoi obiettivi». Non è che non voglia aiutare Massa, è che lui è programmato per concentrarsi solo sull' immediato presente. «Ci sono troppe variabili: vediamo gara per gara e poi a un certo punto decideremo». Seguire come un' ombra il campione del mondo di Formula 1 è un' esperienza interessante. Seguire Raikkonen ancora di più perché solo pochi lo capiscono davvero: uno di questi è Steve Robertson, il suo manager, sempre al suo fianco. Cosa gli passa per la testa? Cosa prova? Impossibile dirlo. Glielo chiediamo.

«Non mostro le mie emozioni? Mi sembra una cosa buona, provino gli altri a indovinare. Sono un mistero? Sono più interessante! Scherzi a parte, non è un modo di proteggermi e neanche penso che le emozioni facciano sbagliare, come dice Ron Dennis: è che ognuno ha il suo modo di fare, il mio è sempre stato questo».
Così, quando sono le sette di sera, ha sorvolato la futura pista, è entrato con la jeep nel centro del parco Ferrari, ha dato soddisfazione a tutti, si è fermato per una veloce cena in camera. Quasi ci si sente in colpa a fare ancora domande. Però altri misteri vanno risolti. Per esempio: che diavolo ti è successo questa stagione?

«Be' , succede nelle corse. Non è colpa mia, non è colpa della macchina: ci sono tante componenti, compresa la fortuna, e devono funzionare tutte. Io non ho rimpianti. Non è finita, la macchina ora è a posto». Poi: ha mai pensato di ritirarsi dopo il 2009? «Non l' ho mai detto. Ho solo detto che non volevo ipotecare il mio futuro. Certamente non smetto perché le cose non vanno bene in un momento. Cosa farò dopo il 2010? È troppo lontano». E quindi il giallo del contratto: quando ha deciso?
«Ne abbiamo parlato per mesi, poi ho firmato il weekend in cui l' abbiamo comunicato.

Non c' è una decisione prima, perché finché non firmi può succedere di tutto». Infine, il mistero più grande: chi è Raikkonen?
«Non lo so, chiedilo agli altri. Io sono io, qualcuno mi ama, qualcuno no, ma mica si può piacere a tutti, no?».

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